venerdì 23 ottobre 2015

UN BREVE SUNTO DELLA MIA VITA



Il mito del laureato tormentava la mia famiglia; il loro idolo era mia sorella di tre anni maggiore di me. Tutta la sua vita trascorreva sui libri scolastici e dominava tutta la casa perché mandava tutto a memoria studiando a voce alta e mi relegava a leggere in silenzio nel gabinetto. Va da se che già io non avevo voglia di studiare  e per di più dovevo fare tutto in silenzio. Il liceo scientifico era una scuola che i miei mi avevano imposto senza chiedere il mio parere ma ingannandomi dicendo che in quest’ordine di studi potevo dare sfogo alla mia passione per il disegno. Il mio rendimento scolastico era modesto  rispetto ai bei voti di mia sorella che le permettevano di avere borse di studio ed altre forme di aiuto economico. Invece io disegnavo e non mi curavo di tutti gli elogi che la famiglia faceva alla sorella. Nel mio caso  ricevevo complimenti dal preside del Liceo Arnaldo Povoli che aveva una particolare simpatia per i miei  disegni       affermando che bisognava avere altri  interessi oltre agli studi e diede ordine di adibire le classi a locali per ospitare  le mie opere. Particolare curioso il fatto che l’allora liceo scientifico  era ospitato nei corridoi (dell’attuale Dell’Acqua) salendo le scale a sinistra per poi sfociare  nei gabinetti. Durante la mostra  non ho avuto gratificazioni dalla famiglia. Ho venduto  qualche quadro e ricevuto i complimenti per i disegni. In questa mostra ho venduto una grande piazza San Magno di cm. 70x100.

 La mostra si ripetè per tre anni.  Povoli è stato l’iniziatore della mia carriera di artista, tuttavia  la mia famiglia fu del tutto insensibile a questo successo e continuo’ a tormentarmi perché mia sorella era la prima della classe mentre io ero un fannullone ben lontano dal meritare borse di studio. La famiglia pretendeva che anche il sottoscritto ricevesse borse di studio invece di pensare alla pittura ed al disegno. Per chi ha studiato chimica e matematica sempre ad alto livello conosce le difficoltà ben diverse dalla letteratura (la sorella frequentava il liceo classico) e continuando ad insultarmi invece di capire che io ero destinato alla pittura mi portarono all’esaurimento nervoso. Riuscito a mala pena a diplomarmi i miei insistevano perché frequentassi l’università negandomi  il diritto  di poter scegliere!                 Poiché ero già abbastanza noto come pittore fui assunto da una ditta di Legnano. Il  titolare dell’azienda mi prese  a ben volere e mi portava con se ovunque, anche alla borsa valori anche se io ne ero a digiuno e mi affidò l’incarico della pubblicità, compreso l’allestimento delle mostre dei suoi macchinari,  da Bolzano a Milano e mio era il compito di invitare la illustre  clientela. Per la ditta studiai centinaia di marchi, non andavano mai bene ma davo comunque  sfogo all’arte e alla fantasia. Guadagnavo bene, anche tre volte di più di mio padre. Insomma  troppe erano le mie mansioni ma ero diventato  un qualcuno. Venne l’ora del militare e si dimenticarono di me. Allora non c’era l’obbligo di conservare il posto di lavoro per il militare e dopo due anni mi ritrovai a cercare lavoro. Fui assunto dalla ditta Bassetti e lavorai con essa fin dopo il matrimonio con Marisa. I miei genitori non mi dettero una lira e dissero a mia moglie che mi avevano comperato un’auto sportiva. Era una bugia ma me la cavai lo stesso e dopo qualche tempo fu mia moglie che accettò tutti i rischi e mi spinse a divenire pittore a tempo pieno. Se oggi ho un nome  lo devo tutto a mia moglie! La mania della mia famiglia d’origine per la laurea ha prodotto invece un disastro per mia sorella: invaghitasi di uno spaccone violento, dopo qualche anno di matrimonio, venne lasciata  con un figlio molto difficile. Se devo fare la morale, direi che i genitori non devono spingere una donna verso un uomo negativo, anche  se  diceva di essere un ufficiale dell’esercito ed un professore. Meglio una persona modesta che voglia bene alla famiglia e si prodighi per essa. I primi anni di vita li ho passati alle case popolari di Legnano ma poiché mio padre ha abbandonato la famiglia per diventare milite, dovendo la moglie seguire il marito dove questo decideva di fissare la dimora, mia madre si trovava in grande miseria e lavorò prima alla Cantoni e poi all’esattoria comunale, io e mia sorella siamo stati affidati al nonno Pietro Paretti, bottaio  con sede ad Intra e  dal nonno disegnavo con la penna d’oca tutto quello che pensavo e soprattutto il carretto di mio nonno. Non so precisare quanti anni avevo ma certamente avevo due o tre anni. Poi ritornai a Legnano ma anche qui non so precisare l’età, sempre molto giovane e mi ricordo che andavo con mia madre ad aspettare l’uscita dalla scuola della sorella: facendo dei calcoli elementari, poiché mia sorella aveva  sei anni, io ne avevo  tre. Già  allora disegnavo ma le persone di una volta non sapevano valutare i disegni di un bambino. Sicuramente più tardi disegnavo con un impegno maggiore ma finivano tutti nella stufa perché la nonna poveretta non dava importanza al disegno. Ho conservato comunque crescendo molti disegni che nascondevo, certamente prima di andare a scuola e poi dopo.