sabato 30 aprile 2011

DISONESTA’ ASSOLUTA DEI SOSTENITORI DEL NUCLEARE


Oggi Sabato 30 aprile 2011 ore 15 su Rai news,o su Rai tre, un servizio sulla radioattività. Dopo tanti, tantissimi anni si viene a sapere che migliaia di persone, per lo piu’ neri o donne, le donne erano giovani e incinte sono state trattate a loro insaputa, con acque ed altri farmaci altamente radioattivi. Veniva detto loro che erano medicine ma le vittime servivano agli scienziati per dimostrare quali terribili disastri di salute andavano incontro i poveretti. Non si e’ saputo piu’ nulla, sulla fine che hanno fatto.
Cosa vuol farci credere l’onorevole Benito Cavalier Silvio Berlusconi?
Che le radiazioni atomiche sono acqua fresca?
Popolo, donne, giovani ribellatevi: vi vogliono uccidere lentamente e dolorosamente.
Berlusconi ed i suoi vi ingannano.

AI POLITICI DI CENTRO-SINISTRA


Parlate soprattutto alle donne! Come e con quale linguaggio? Anche recentemente per le nozze dei reali inglesi, l’entusiasmo delle commentatrici era a livello così infantile da ricordare ai politici che le femmine sono la metà del cielo ma rimaste bambine, infantilizzate dalle telenovele, per cui il saluto della sposa viene definito così: “Ecco, dei vostri sogni saluta caramente con le sue manine!”. Cosa volete parlare alle donne di problemi seri? Dovete invece fare discorsi di questo tipo: “Mie care, adorate fanciulle anche se hanno novant’anni noi vi proteggeremo sempre. Tutti i vostri sogni saranno esauditi. Veglieremo perché anche voi abbiate il bel principe azzurro che vi porterà in braccio all’altare e alla maestosa dimora! Provvederemo noi a tutelare, garantire la vostra eterna felicità!” Questo è purtroppo il linguaggio che moltissime donne si aspettano: non parlate mai di giustizia e mai della distribuzione della ricchezza! Quello che interessa alle donne dell’occidente evoluto è l’abito di pizzo bianco come quello di Grace Kelly principessa di Monaco. L’anello piccolo e di difficile inserimento nel piccolo delicato dito di donna. L’amore eterno giurato dal bellissimo principe in divisa rossa da guerriero e il lunghissimo strascico di velo della sposa. Altro che centrali nucleari e disoccupazione! Non parliamo poi della favolosa sfilata di cappellini in testa alle gentili signore invitate al matrimonio. Una sfilata di animali da circo equestre! Un capitolo a parte meriterebbero anche i signori maschi che si interessano solo di calcio e quando vanno allo stadio si pestano per una palla che invece di andare in porta va a destra o a sinistra. Infantili bamboccioni ebeti!

SALVO PER MIRACOLO


A causa dell’abbandono della famiglia da parte di mio padre siciliano, la mamma aveva dovuto lavorare in fabbrica. I figli erano praticamente abbandonati sul marciapiedi. Quel pomeriggio d’estate, la nonna anziana e malandata (aveva un cancro) probabilmente faceva un sonnellino. Io avevo circa tre anni e ricordo benissimo tutto. Da sempre ero innamorato dei cavalli e quel giorno ero proprio solo sul marciapiede. Ero riccioluto, con i capelli neri e piacevo a tutti. Uno sporco pederasta mi si è avvicinato. Mi ha fatto i complimenti per i miei riccioli e poi mi ha promesso di portarmi a vedere i cavalli da corsa nei boschi del Tosi. Le sue intenzioni non le potevo immaginare. Era un turpe individuo. Giunti nei boschi, io cercavo i cavalli che non vedevo. Invece ho trovato un sant’uomo, contadino con la falce in mano che disse al losco individuo: “Se non riporti subito a casa il bambino, ti taglio in due!” Si impose al maniaco, che ubbidì. Il contadino ci seguì fino al campo del Bernocchi dove il maniaco nonostante tutto ci provò ancora. Poiché mi faceva schifo, protestai e lui mi diede dei soldi. Scappai e non dissi mai nulla ai miei per paura.
Troverete altre interessanti notizie sulla mia vita nel post “odiare per vivere”, ed alcuni disegni della mia infanzia nel mio sito: www.pittoreandreavaccaro.com

venerdì 29 aprile 2011

VOLO ACROBATICO


Un visitatore di una mia mostra mi invitò a cena e se gradivo, voleva offrirmi un pomeriggio di domenica in volo su un aeroplano di sua proprietà. Accettai con gioia e fissammo l’appuntamento per la domenica successiva. L’aeroporto, piccolo, si trovava a Vergiate, vicino a Sesto Calende. Si trattava di un monoplano biposto, ad elica ad ala bassa che, a detta del proprietario, era molto veloce e maneggevole nonché di grande sicurezza. Mi chiese se avessi già volato su questo tipo di aeroplani ed io risposi di no. Mi fece accomodare salendo su un’ala in una zona ben definita da una striscia scura, per non danneggiare l’ala stessa, e richiuse ben bene gli sportelli. Era un monoplano capace di superare i duecento chilometri all’ora. La partenza fu perfetta e ci trovammo in un attimo sul Lago Maggiore. La giornata era ottima, serena e con un bel sole. Mi spiegò le funzioni dei comandi e puntò a tutto gas verso le montagne di Laveno. La velocità era notevole e l’aereo puntava diritto come una fucilata proprio sulla montagna. Mi venne spontaneo dire con preoccupazione; “Stiamo andando a sbattere!” Notai un malizioso sorriso del pilota che non rispose. Incominciai ad avere paura e la montagna si avvicinava sempre più incombente! Ormai ero certo di sbattere e mentalmente mi raccomandai l’anima a Dio. Giunti a pochi passi dal “mostro” l’aereo si impennò bruscamente accarezzando la cima per poi continuare a salire in verticale. Avevo smesso di respirare e il pilota seraficamente mi spiegò che stava sfruttando la corrente d’aria ascendente che si formava nei pressi della montagna. Intanto l’aereo saliva, saliva in verticale fin quando sembrò che il motore non desse più spinte. A questo punto il pilota piegò l’ala destra e l’aereo, dopo qualche incertezza, incominciò a scendere in picchiata. Di certo il mio cuore si era fermato ed i capelli si erano rizzati. Con gli occhi sbarrati incominciai ad avere terrore. L’aereo puntava giù ad una velocità a me sconosciuta e poi all’improvviso accennò ad un ammaraggio sul lago ma delicatamente e velocemente si stabilì in una pazza corsa sul pelo dell’acqua. Fummo immediatamente a Pallanza e, virando in velocità, ritornò verso l’inizio del Lago Maggiore. Il pilota mi fece guardare la mia cittadina natale, la chiesa nella quale fui battezzato e via via tutti i paesini del lato piemontese del Lago Maggiore. Probabilmente ero diventato cadaverico e senza parole e notai un risolino sarcastico del pilota. Disse: “Paura?” risposi “Si, tanta!! “Non si preoccupi: “queste sono piccole esercitazioni per passare poi a qualcosa di meglio!” Non osavo pensare cosa sarebbe successo. L’aereo si capovolse e viaggiavamo a testa in giù, ben legati ai sedili dalle cinture di sicurezza! Poi all’inizio del Lago virò sulla sinistra e puntò dritto in alto! Incominciò una silenziosa preghiera perché oramai temevo il peggio! Il pilota mi spiegò tutti gli esercizi virtuosi che avrebbe fatto ed in volo nel centro del Lago verso la Svizzera, questa volta in rettilineo, mi disse: “Prenda lei i comandi: è facile. Se vuole andare dritto, lasci i comandi come sono adesso; se vuole salire di quota, tiri un poco la cloche verso di se; al contrario, spinga in basso. Può anche aumentare o diminuire la velocità”. Ero terrorizzato e come un automa feci quello che mi veniva comandato, nella speranza che presto tutto sarebbe finito. Non era così, dopo diverse manovre che mi fermarono il cuore, il pilota puntò ancora sulle montagne di Laveno fino a salire molto in alto. “Ora andiamo alla Malpensa!” disse dopo aver parlato alla radio di bordo con termini a me incomprensibili. Rifece una pazzesca capovolta, nella quale parve che l’aereo si fermasse e poi giù a tutto gas verso l’aeroporto della Malpensa. Qui giunto pregai silenziosamente e con gli occhi sbarrati, sperando che il traffico aereo fosse mancante e non ci fossero ostacoli di sorta. Non so dove volesse andare ma mi accorsi che a tutta velocità correva verso un muro in fondo alla pista d’erba che si era scelto d’accordo con i controllori della Malpensa. Il muro si avvicinava tremendo ed inesorabile. Avevo chiuso gli occhi, quando l’aereo si impennò, superò il muro e fece la barba e i capelli ai tetti delle case: “Tutti mi conoscono ed io li saluto muovendo le ali e passando a quota bassa sulle loro teste”. Mi portò sopra i boschi che io ignoravo e mi disse: “Questo è il parco del Ticino!” Puntò verso casa sua e fece due o tre passaggi radenti sulle case; quindi ritornò a tutta velocità sul Lago Maggiore. A questo punto, quasi piangendo pregai il pilota di riportarmi a terra. Finì così: fece un giro tondo dal basso in alto e poi forse a casa. L’esperto pilota volle che io e Marisa facessimo onore alla sua mensa. Lo stomaco era in rivolta e sulla tavola troneggiava un pentolone di “cazzuola”(tipico piatto lombardo a base di cotenne di maiale, verze e salamini vari) che proprio non riuscii a mangiare.

HAI VOLUTO FARE IL PITTORE? ORA PEDALA!


Nel periodo in cui ho lavorato come rappresentante dei prodotti Bassetti nel Veneto, Venezia in particolare, mi sono affaticato a portare campionari pesanti a mano. Dopo poco tempo mi assalirono forti dolori alla cervicale, irriducibili. Nel 1980 mi colpì una “radicolite” al braccio destro quando già da molto tempo facevo il pittore ed avevo moglie e due figli a cui badare. Le braccia non mi funzionavano più. Mi rivolsi alla mamma nella speranza di un conforto ma la risposta della sorella al telefono mi gelò il sangue: “Hai voluto fare il pittore? Ora pedala!” Ero già da diversi anni finalmente pittore ma questo terribile inconveniente mi intralciava tutti i movimenti fini, per cui divenne una vera ossessione: tutti gli specialisti medici mi confermarono: “Non c’è nulla da fare! Un’operazione al collo era all’epoca impossibile: c’erano possibilità certe o di morire o di rimanere paralizzato. Qualche medico mi consigliò di tirare a campare andando a fare il facchino alla stazione ferroviaria di Milano a portare le valige. Non c’erano speranze. Fu una vera angoscia e di fronte avevo solo desolazione. Ecco il motivo per cui telefonai ai miei più stretti parenti. Non mi aspettavo certo un aiuto economico ma quella risposta fu un colpo al cuore: mi avevano ucciso ogni speranza, condannato con tutta la famiglia alla fame! Con disperazione, usando tutte e due le mani, tentai di dipingere ancora. Riuscii ugualmente con lacrime e sangue a vivere di pittura. Questo inferno durò circa trent’anni. Quando andai a Lourdes per portare a mia madre ammalata di cancro l’acqua della sorgente, mi accadde una grazia: il dolore era scomparso e potevo usare ancora il braccio sufficientemente bene. Per trent’anni sono stato gravemente impedito. Eppure ce l’ho fatta. Ecco perché ne parlo: non perdete mai la speranza anche nei momenti peggiori!

PADOVA, VISITA ALLE ORE TRE DI NOTTE DI MIA MADRE


Dopo aver girato per quasi tutta l’Italia, paese per paese, frazione per frazione, per conto della ditta milanese Bassetti, dopo migliaia di chilometri, ero stanco di questa vita e da Padova telefonai a casa facendo intendere che ero stanco di questa “via crucis”. Mia madre pensò, che essendo io uno scansafatiche, un incapace, volessi licenziarmi dalla ditta. La mia famiglia mi considerava un “uomo da niente”. Un incapace che non voleva lavorare. La risposta telefonica di mamma fu lapidaria: “Devi lavorare; non vogliamo mantenerti, fannullone che non sei altro!” Volevo tranquillizzarla che il mio era stato solo uno sfogo, in seguito ad una vita errabonda, alla ricerca di negozi e negozietti che potessero vendere i prodotti Bassetti. Non mi fu possibile perché la cornetta del telefono della mamma era stata abbassata. Come al solito ero molto stanco e non ricordo nemmeno se avessi cenato: andai subito a dormire. L’albergo era in Padova in una piazzetta con la statua di Cavour, vicino al celebre caffè Pedrocchi senza porte, famoso per la storia del risorgimento italiano. Dormivo profondamente, quando il servizio notturno dell’albergo mi comunicò alle tre di notte che c’erano persone che mi cercavano. Tutto assonnato, scesi verso l’atrio e vi trovai con rammarico e sorpresa mia madre ed il futuro marito di mia sorella. Sul momento rimasi inebetito: cosa ci facevano la mamma e l’altro individuo a Padova a quell’ora? Uscimmo nella piazza e venni subito insultato da tutti e due: “Sei un miserabile fallito! Devi lavorare!” Ero ancora più sconvolto. Da Legnano a Padova c’erano circa trecento chilometri di autostrada non ancora terminata e rifinita. Perchè si erano scomodati ed avevano speso molto denaro per insultarmi. Lo sapevo da me stesso che dovevo lavorare. La mia famiglia mi aveva ripudiato già da tempo ed io dovevo cavarmela da solo. Avevo telefonato alla mamma perché speravo in una maggiore comprensione in un momento di stanchezza e di smarrimento. Il mio futuro cognato sbottò verso mia madre: “Te lo avevo detto che tuo figlio è un fallito!” A questo punto li pregai di lasciarmi dormire e che ritornassero tranquilli a Legnano perché sapevo bene che dovevo lavorare! L’ossessione di mia madre che io dovessi lavorare e mai dipendere da lei, anche per poco, la spinse a telefonare ai miei suoceri a Padova in questi termini:”Dite a mio figlio di non perdere tempo con la nascita del figlio e che vada a lavorare!”

BUSTO ARSIZIO PROGRAMMI POLITICI PER LA CITTA’ E DINTORNI





Tutti si copiano ad esempio nelle “piste ciclabili”. Secondo me, grave errore già sperimentato a Legnano. Le piste ciclabili, come a Legnano, riducono spazio alla viabilità già congestionata. Invece i giovani politici non si ricordano più come negli anni ’50 viaggiavano i ciclisti. La bicicletta doveva essere completamente in ordine, con freni efficienti e tutte le luci ed i segnali catarifrangenti per la notte che si trovavano anche nei pedali. Le regole per la circolazione erano ferree e così le multe. Più tardi alcune ditte specializzate avevano studiato fasce catarifrangenti da applicare alle gambe ed alla parte posteriore del ciclista. Inoltre le luci erano sotto costante sorveglianza dei vigili. Le pattuglie dei vigili erano serali e le multe fioccavano. Allora le multe fungevano da costrittori alla legalità. Il traffico era enormemente indisciplinato però i ciclisti viaggiavano bene, quasi senza incidente alcuno. Nessuno pensa all’illuminazione cittadina. Siamo nel 2000 ma pare di essere in tempo di guerra, con l’oscuramento. Solo qualcuno chiede l’adeguamento a criteri ottimali delle caldaie per il riscaldamento privato e pubblico. Accettano un maxi impianto per l’incenerimento dei rifiuti non solo cittadini ma addirittura extra cittadini con gravissimo inquinamento ambientale già estremamente degradato. Tutti parlano di sviluppo ma nessuno si accorge che le industrie della zona Legnano compreso sono deindustrializzate. Nessuno accenna all’intervento della ndrangheta come pare sia ormai certo. Qualcuno si lamenta dell’aeroporto della Malpensa ma tutti sembrano sognatori. La mia impressione è che i concorrenti alle elezioni amministrative non siano veramente attenti ai reali bisogni della città. Nessuno parla di spazi verdi, giardini e concetti di migliorie ambientali. Nella zona di Busto Arsizio, Legnano e zona, l’inquinamento ha comportato un numero elevatissimo di ammalati di cancro. Sono certo che i lombardi siano avvezzi a maltrattamenti senza reagire come farebbero i campani. Quasi nessuno si ribella e pare siano tutti schiavi di Milano. Come al solito spero di sbagliarmi e che loro abbiano idee migliori! Mancano parcheggi e possibilità di soste. Il traffico è notevole e c’è disagio. Nessuno parla di limitare o proibire i “SUV” che occupano molto spazio ed inquinano. Alle ore di uscita dalle scuole, le madri con i “SUV” occupano tutto lo spazio. Basterebbe una piccola vettura elettrica. Il servizio pubblico con MINIBUS invece di grossi, pestilenziali autobus, super inquinatori. Questo nell’intento di aiutare senza voler minimamente influenzare.