sabato 17 maggio 2008

VEDERE E PARLARE CON I MORTI

Giovedì 15 maggio 2008 su RAI DUE nella trasmissione “piazza grande” una signora inglese di nome Rosemary Altea sostiene di vedere i volti dei defunti e di avere un defunto indiano come spirito guida che funge da interprete. La materia è intrigante e da sempre l’umanità ha interrogato gli spiriti, le anime dei morti. Si tratta di una esigenza connaturata all’umanità data l’insicurezza di sempre ed il desiderio di avere un’altra vita dopo la morte. La magia deriva probabilmente dal libro dei morti dell’antico Egitto, conferma della fiducia in un altro mondo dopo la morte, il cui accesso è legato a risposte codificate per sfuggire ai demoni, che tentano di spingere l’anima del defunto nell’inferno del caos. Nel corso della mia vita ho sperimentato due fenomeni. Da bambino, in seguito a malattia, mi sono trovato fuori dal corpo, libero dal dolore, capace di passare attraverso ostacoli e motivato da pura curiosità. Da adulto invece, di notte, molto tempo fa, a Jesolo paese, in un albergo lungo la strada, sono stato svegliato da fortissimi colpi alla porta, dal mobilio e dal letto che si agitava, facendo molto rumore. Riporto in proposito a parte una descrizione dei fatti. In ambedue i casi non ho mai visto alcuna figura, volto, anima. Se si trattava di energia, questa è possibile che si esplichasse in fenomeni fisici. Se si trattava di fenomeni di coscienza, anima, essere vitale avrei dovuto vedere almeno un’altra anima. Invece niente di tutto ciò. Anche il fulmine è energia potentissima e lo si vede perché accende nel suo percorso ioni e quant’altro si trova connaturato nella natura. Per quanto riguarda il linguaggio mi pare puerile affermare che le anime dei morti parlino. Infatti essendo pura energia, di limitatissima potenza, non possiedono organi della voce. E’ mia convinzione che l’energia delle anime dei defunti è talmente poca cosa che non può manifestarsi visivamente. Perché ciò avvenga necessita un minimo di corporeità su cui le luci possano rappresentare tratti somatici dovuti all’alternanza di ombre contrapposte alle parti illuminate. Può essere invece che le allucinazioni visive ed auditive possano convivere in una persona che vive la sua vita immersa nella società. Tutta la religione derivata dall’antico testamento, a mio esclusivo e personale giudizio, si basa su allucinazioni.
I FANTASMI DI JESOLO
Sono sempre stato un irrequieto per vocazione ed ho girato quasi tutta l’Italia, paese per paese se non addirittura frazione per frazione. Quella sera ero proprio stanco morto. Arrivato a Jesolo paese, trovai da dormire al primo albergo che avevo incontrato. Era una vecchia costruzione, apparentemente solida, d’angolo proprio sulla strada principale, percorsa da traffico pesante. Non mangiai e salii direttamente in camera. Una camera d’altri tempi, con alti soffitti decorati da stucchi. Il pavimento era ricoperto da assi di legno ed i mobili risalivano certo ai primi del ’900. Le lampadine e le luci erano in stile floreale e c’era un grosso lettone in lamiera tutto per me. Mancava il gabinetto, sito giù dalle scale, due rampe di scale che si riunivano sia in basso che in alto disegnando un certo movimento piacevole. Non feci a tempo a salire sul maxiletto che già dormivo profondamente. Ad un tratto, nel cuore della notte, fui svegliato da tremendi colpi battuti sulla porta come se qualcuno avesse urgenza di comunicare con me. Contemporaneamente il lettone si era messo a sussultare ed a spostarsi nella camera. La cassettiera con specchio dinanzi a me si agitava tutta e sul momento pensai o ad un forte terremoto oppure ad un incendio. Ancora assonnato corsi alla porta gridando: “VENGO SUBITO, VENGO SUBITO. SOLO IL TEMPO DI SCENDERE DAL LETTO. ASPETTATE, VENGO SUBITO”. Di fatti corsi alla porta e l’aprii convinto di trovarmi di fronte un gestore dell’albergo che mi voleva comunicare un’avvenuta disgrazia. Non vidi nessuno e ci rimasi male. Tuttavia pensai di scendere le scale gridando sempre “ECCOMI! COSA È SUCCESSO?”. Non ebbi alcuna risposta. Bussai forte ad altre porte ma senza risposta. Andai alla porta che immetteva nel bar-trattoria ma la trovai chiusa a chiave. Ritornai di sopra con una certa agitazione ma pensai che fosse passato qualche grosso camion, magari una cisterna di carburante, che avrebbe potuto scuotere l’intera casa. Mi misi a letto, sopra le lenzuola, questa volta e con la schiena appoggiata alla spalliera del letto, pronto ad ogni evenienza. La gioventù e la stanchezza ebbero partita vinta per cui mi addormentai ben presto.
Non so quanto tempo trascorse, quando di nuovo si ripeté tutto lo strepitio di prima con pugni violenti alla porta e letto e mobile di fronte in movimento sussultorio. Balzai dal letto e senza dire una parola spalancai la porta nel bel mezzo del baccano. Pensavo che se ci fosse stato qualcuno in vena di scherzi l’avrei beccato e le mie intenzioni non erano tanto pie. L’avrei scaraventato giù per le scale e poi l’avrei picchiato a sangue, tanto per insegnarli un poco di educazione. Invece non c’era nessuno. Ancora discesi le scale e bussai e ribussai a tutte le porte compresa quella chiusa che immetteva al bar. Sospettoso e questa volta spaventato decisi di ritornare a letto ancora una volta perché il sonno era forte. Mi misi sempre nella stessa posizione di prima, seduto con le spalle appoggiate alla spalliera e tentai di rimanere sveglio, almeno con un occhio solo, mentre il cuore batteva forte. Mi svegliai alla mattina seguente verso le nove e feci il più presto possibile per andarmene. Passai dal bar e mi rivolsi a due fanciulle: “UE! QUI SI AFFITTANO CAMERE CON SPIRITI! NON MI SONO MICA DIVERTITO!” Le fanciulle si guardarono in faccia e scoppiarono in una fresca risata come solo le fanciulle sanno fare.
I FANTASMI DELL’UMBRIA
Sempre nel mio girovagare giunsi a SPOLETO stanco morto e di sera. Entrai in un bellissimo albergo nuovo, a misura d’uomo e sito prima dell’inizio della città. Albergo modernissimo e ben tenuto. Servizio inappuntabile e buona cucina.
Salito in camera, depositai le due valigione da viaggio su un apposito panchetto sito appena dentro l’ingresso. Mi coricai subito ma lasciando la luce accesa. Nel dormiveglia vidi le valigie alzarsi da sole dalla posizione orizzontale e planare con decisione per terra. Fu un attimo: in pigiama e con le sole ciabatte feci una memorabile fuga giù nel bar, ben frequentato ed aperto per tutta la notte. Bevvi e bevvi e bevvi ancora di tutto finché un poco per espletare i bisogni fisiologici ed un poco perché avevo tanto sonno, ritornai di sopra preoccupato ed attento. Le valigie erano ancora là per terra, immobili. Mentre mi sedevo sulla tazza, tendevo l’orecchio per cogliere il minimo rumore. Rialzatomi, le scavalcai e mi misi sul letto sempre appoggiando la schiena alla spalliera. Un occhio aperto ma durò poco. Mi svegliai la mattina dopo alle dieci. Passata la notte dei fantasmi, avevo ritrovato il solito buon umore ed uno spiccato appetito. Feci accenno ai fantasmi ai camerieri e all’uomo del bureau ma questi mi guardarono piuttosto male e pensai bene di filarmela svelto, svelto.
DA TERNI A PESCARA
SONO SEMPRE STATO UN INCOSCIENTE. DA TERNI AVEVO APPENA DATO UN’OCCHIATA ALLA CARTINA GEOGRAFICA DELLA ZONA E VISTO UN LAGO VI FUI ATTRATTO D’ISTINTO. Non avevo controllato quanta benzina fosse rimasta nel serbatoio né quanti chilometri ci fossero fra TERNI e la costa adriatica. Immaginavo che avrei trovato paesini e distributori di benzina e mi ero persino illuso di poter mangiare da qualche parte.
Tutto sbagliato: paesi niente. Alberghi niente. Ristoranti niente. Distributori niente. Un buio della Madonna, dato che viaggiavo in mezzo a montagne selvagge senza anima viva. Né una luce, né un fuocherello a dar fiducia e nemmeno auto sia davanti che dietro. Ero completamente solo, senza benzina e senza sapere dove diavolo andassi. Speravo di vedere comparire una sciabolata di luce verso di me che mi avrebbe tranquillizzato. Invece niente di niente. Dopo cento, centoventi chilometri nel buio e nella solitudine incominciavo ad avere le visioni come ce le hanno certi navigatori solitari alle prese con un uragano. Questi vedono Sant’Antonio alla guida di una barca gemella che dà consigli per farcela. Io cominciavo a temere di vedere BELZEBÙ con tanto di corna e di coda. Scrutavo il cielo alla ricerca di stelle ma era buio pesto anche di sopra. Incominciai ad avere paura forte ed a pormi domande serie:
1°- DOVE SONO FINITO?
2°- CE LA FARÒ CON LA BENZINA?
3°- RIUSCIRÒ A NON FARMELA ADDOSSO PER LO SPAVENTO?
Invece di mantenere una condotta razionale e tentare di risparmiare carburante, giù a tavoletta schiacciata. Nemmeno in curva rallentavo. Ero deciso a volare, tanto più che di fronte, ero certo, non sarebbe mai venuto nessuno. Intanto incominciavo a maledire e la passione per i laghi (artificiale questo) ed il mio eterno ottimismo.Con più mi maledivo, con più correvo e probabilmente il demonio mi teneva in strada con la sua coda. Non feci alcun errore di nessun tipo e finalmente dopo un tempo che mi era parso infinito giunsi ad AVEZZANO. Il primo alberghetto aperto fu mio. Dormii saporitamente e l’indomani mi feci una straordinaria passeggiata fra le montagne verdi, che più verdi non avrei immaginato, con tanto di paesini arroccati con il loro bravo campanile svettante e greggi e greggi di pecorelle. Finalmente giunsi a PESCARA.

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