lunedì 13 luglio 2009

MUTANDE ALLE GAMBE DELLE SEDIE






Ricordo con affetto due simpatiche sorelle di Pallanza. Abitavano di fronte al Kursaal, vecchia sede del Casinò di Pallanza. Una era grassottella e l’altra secca e zoppetta. Erano originarie di Busto Arsizio e si chiamavano Candiani. La grassottella era sposata ad un ebreo di origine tedesca, di Baden Baden. Erano discretamente ricche e la loro casa sembrava un piccolo museo. Quadri belli e di valore alle pareti ed in cantina un Picasso mostruoso, con una donna sciagurata che mostrava completamente il suo sesso. La svergognata era in compagnia di un demonio rosso. “Via, via. Per carità!” dicevano subito dopo la morte del marito colpito dalle estreme conseguenze della sifilide. Era divenuto pazzo, non riconosceva nessuno ed era di una cattiveria unica. Bestemmiava, urlava e diceva parolacce oscene. Fin tanto che era in vita, tolleravano che quella porcheria di quadro restasse in casa, per accontentare il padrone. Magari coperto con un telo, da aprirsi quando il collezionista lo voleva vedere. Poi via, in cantina a marcire: bisognava buttarlo nel fuoco ma era tanta la vergogna e la paura a toccarlo, che alla fine dissero a mia nonna: “dica a suo marito di venirsi a prendere questa porcheria! Che la distrugga lontano da casa nostra: non la vogliamo più vedere e non ne vogliamo più sapere!”. Mio nonno se la portò a casa e la nascose da qualche parte. In realtà quelle donnette sapevano che quel quadro era di gran valore ma puritane come erano non ne volevano proprio sapere. Pensate che a casa loro, ancora fossimo ai tempi della Regina Vittoria, era proibito persino mostrare le gambe del tavolo, del letto e delle sedie e scanni. Tutto ciò che poteva ricordare lontanamente e pur simbolicamente le gambe delle donne, doveva essere coperto da teli in funzione di mutandine. Teli verdi di panno con lacci e laccioli da allacciare di sopra e di sotto. Guai a parlare di comunismo: “i rossi volevano mangiare donne e bambini e spedire le vecchie al cimitero”. Loro erano monarchiche e mi guardavano con estremo sospetto quando tentavo di parlare dell’ideologia comunista. I loro sguardi smarriti, riprovatori e preoccupati con in più un silenzio significativo mi facevano capire che era meglio non affrontare questo argomento. Andavo volentieri a trovarle anche dopo essermi sposato. Una volta appena entrato in casa delle anziane signore, io e mia moglie trovammo seduta al gabinetto la più anziana che orgogliosamente affermò: “sono seduta sul trono!”. Poi le cose della vita si inasprirono e non permisero mai più di interessarmi a loro. Saranno ancora vive? Tuttavia, ritrovandomi in casa quell’ingombrante quadro di Picasso, scrissi al Museo Picasso di Parigi allegando due fotografie in bianco e nero e la storia sommaria del perché del mio possesso. Dopo un anno mi risposero che “non poteva essere messo in commercio dome autentico”. Ebbi da parte di un conoscente l’indicazione che questo dipinto aveva diviso ampiamente i giurati e c’era stato anche qualche momento in cui la decisione dell’autenticità prevaleva nettamente su quella contraria. Mi convinsi naturalmente a torto che se avessi “unto le ruote” con un poco di miliardi (che non avrei mai potuto avere) anche quel quadro sarebbe stato dichiarato autentico..Così vanno le cose del mondo!.

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