venerdì 8 giugno 2007

GENETICA E SOLO GENETICA?


Ora valgono teorie psicologiche che sminuiscono l’importanza della genetica a vantaggio delle cure parentali e dell’ambiente in cui il bambino cresce.
Bisognerebbe mandare in miniera gli psicologi, perché conoscano la vita reale e non si limitino a pontificare con la sola teoria.

LA MAMMA DEL PITTORE

La mia esperienza smentisce le teorie della psicologia che nega la genetica a vantaggio delle cure parentali. Sospetto: lucro per gli psicologi?
Mamma. Parola magica ed abusata. Poche donne sono degne di questo eroico nome. Negli Anni Quaranta del secolo scorso mia madre era degna del concetto di amore e sacrificio. Tuttavia io, pittore Andrea Vaccaro, non ho mai avuto il conforto della mamma.
Infatti, per l’abbandono della famiglia da parte di mio padre siciliano, mia madre si è impegnata in una lotta strenua di lavoro per sostenere la famiglia trascurando necessariamente la mia infanzia. Per le donne degli anni bui della guerra e degli anni successivi, quando mancava il sostegno economico ed affettivo del marito, la vita era impossibile e questo dovrebbero saperlo tutte le signore e signorine attuali del nuovo secolo che pretendono privilegi senza sapere ciò che è costato alle madri di allora. Parlerò solo di mia madre come simbolo di una vita sacrificata ed eroica.
Primo argomento: il lavoro. Non esisteva la settimana corta: si lavorava anche il sabato; si iniziava alla mattina alle otto e si terminava la sera alle sette. A casa non c’erano lavatrici meccaniche ed elettriche né lavastoviglie. Tutto avveniva a mano con acqua fredda. Bisognava stirare e ciò era possibile solo con un rudimentale ferro di ghisa messo a scaldare sulla stufa a legna. Molto spesso mancava la luce elettrica e bisognava procacciarsi con sacrifici cibo e riscaldamento. Soltanto molto più tardi, verso gli anni ’50 cominciava l’uso del carbone. Alla luce di candele, la sera bisognava preparare il desinare per l’indomani. Al sabato sera, dopo le cinque e mezza, partiva da Legnano in bicicletta fino alla stazione Nord di Castellanza e poi due ore di treno fino a Laveno dove prendeva il traghetto per Intra, dove io vivevo con la nonna nel laboratorio del nonno falegname. Dopo la domenica in nostra compagnia alle quattro del mattino del lunedì successivo ci avviavamo tutti a piedi fino all’imbarcadero per accompagnare la mamma che ritornava a Legnano. Dopo la morte della nonna, avvenuta a Legnano nei primi anni Cinquanta, la vita è continuata con l’impegno totale di mia madre nel lavoro di ufficio e di casa. Le donne di oggi farebbero bene a vergognarsi nel richiedere vantaggi completamente in eccesso rispetto alle madri del Secolo scorso. Purtroppo io non ho mai conosciuto l’affetto ed il calore del rapporto umano con la mamma. Dopo anni di estremi sacrifici, sfiancata nella salute e nell’anima, ella desiderava una vita più serena che il destino si ostinava a negare. Mio padre, per eccesso di zelo, costituiva un “male” costante, che disturbava tutta la vita familiare. Mia sorella entrava in crisi ed io pure. Mi sono liberato dal fardello della famiglia d’origine trovando in Marisa, mia moglie, una compagna intelligente e coraggiosa per affrontare le nuove battaglie della vita, come pittore di professione.Vorrò raccontare avventure a volte difficili e a volte a addirittura umoristiche. Quel che conta è continuare a vivere.

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