sabato 16 giugno 2007

IL MARITO BELLO

Due donne, mia madre e mia sorella, avevano voluto ad ogni costo sposare un uomo bello, trovandosi poi abbandonate.
Tuttavia esse non avevano lo stesso carattere ed hanno reagito in modo completamente diverso. L’una, mia madre, messa in una condizione di povertà, con due figli, senza lavoro, lontano dalla famiglia, ha saputo reagire in modo splendido, coraggioso ed attivo. Si è data da fare per trovare lavoro in fabbrica, presso il cotonificio Cantoni di Legnano, addetta ai telai come “fabbrichina”. Questo termine dialettale legnanese significava operaia tessile, particolarmente addetta ai telai meccanici.
D’inverno, alle cinque della mattina, facendosi forza l’una con l’altra, queste donne si chiamavano per farsi compagnia e con il ciabattare degli zoccoli di legno, percorrevano più di due chilometri a piedi per entrare in fabbrica, dove erano attese da un rumore infernale dei grandi telai in movimento. Era tanto il rumore che le poverette diventavano ben presto sorde e per parlare gridavano, anche lontano dalla fabbrica, parlando con altre persone. Il loro compito era pericoloso perché spesso dai telai partivano le “navette” come proiettili di grosso calibro ed esse correvano il rischio di essere uccise. Dentro la navetta c’era una grossa spoletta con il filo e due rocchetti per farlo scorrere. Le operaie dovevano fermare la macchina per sostituire il pezzo esaurito. Dovevano controllare che il filo non si ingarbugliasse e dovevano mettere le mani in mezzo ai grossi pettini mossi elettricamente. Spesso qualcuna finiva male: il costante pericolo era la perdita delle mani o delle dita. All’inizio degli anni quaranta quasi non esisteva la tutela dei lavoratori e quindi il sacrificio di queste donne merita di essere ricordato. Allora poche persone sapevano scrivere e far di conto. Parlavano quasi esclusivamente il dialetto locale. Non c’erano immigrati e mia madre parlava la lingua italiana e si trovava in difficoltà a capire certe espressioni dialettali come ad esempio: “’stabasura” che significava oggi pomeriggio. Per fortuna di mia madre, la Banca di Legnano cercava un’impiegata che conoscesse l’italiano e sapesse far di conto e quindi accolse la sua domanda di lavoro presso l’esattoria comunale gestita dalla banca stessa. Tuttavia il lavoro era duro ed ella non poteva contemporaneamente badare anche ai figli. Noi fummo affidati alla nonna di Intra che trascorreva parte del tempo a Legnano e parte in Verbania. Al termine della guerra, mio padre ritornò avventurosamente e di nascosto, trovando perdono ed amore in mia madre, che lo tenne celato sotto il letto per lungo tempo e si diede da fare per impedire rappresaglie partigiane contro di lui fascista. Poi ella fece in modo che lo riassumessero come vigile urbano.

LA SORELLA E LA DELUSIONE DEL MARITO BELLO

Diversamente, mia sorella, laureata, con ottimi voti all’Università statale di Milano, in belle lettere, specializzata in “Sanscrito”, ha reagito in maniera terribile all’abbandono del marito. Diversità genetica? Penso proprio di si anche se gli psicologi continueranno a negare l’importanza della natura. Mia madre proveniva dal Piemonte, al quale il poeta Carducci ha dedicato la famosa poesia “Salve o Piemonte” esaltando la forza di questa terra con aspre montagne e dolci laghi, capace di organizzare la conquista dell’Italia. Il sangue di mia sorella è misto con quello della Sicilia, che praticamente è sempre stata dominata dallo straniero. Anch’io ho sangue misto ma penso di aver ereditato più “geni” dal nonno materno che dal padre siciliano, anche se tuttavia pare che di Andrea Vaccaro ce ne siano stati di famosi a Napoli e persino tra gli ebrei in Romania. Tuttavia la differenza era enorme tra mia madre e mia sorella. Purtroppo, mia sorella, non aveva retto alla delusione ed era precipitata in una depressione maniacale ed ha fatto di tutto per allontanarsi da me e dalla mia famiglia. Mia madre per consolare, a mio avviso, la figlia ha sempre condiviso tutte le sue accuse contro di me. Alla fine, tutte e due aspettavano una svolta nel loro tragico destino con la mia morte, come cartomanti, maghi e streghe avevano loro profetizzato. Certamente, le malattie e l’anzianità avevano sconvolto anche la mente di mia madre, che io stimo comunque una donna forte e coraggiosa.
Credo di aver colto nel segno nell’individuare la differenza di carattere fra mia sorella e me. Io sono stato sempre rimproverato per tutto quello che ho fatto ed ho sempre lottato. Lei non ha mai avuto un solo rimbrotto, solo complimenti, almeno da parte della famiglia. In pratica io mi sono agguerrito contro le avversità. Mia sorella, assolutamente no: perché è sempre stata brava e si aspettava che la vita non la tradisse mai. Quindi alla prima grave difficoltà, è risultata impreparata ed ha considerato l’avvenimento come una grande offesa personale, dato che era sempre stata lodata come la più brava. Mai esagerare con le lodi e mai far salire in cattedra chi non ha provato la durezza della vita.

IL COMPORTAMENTO DI MIA MADRE

Trovandosi una figlia con depressione “post partum” di grave intensità, con un nipotino da accudire, scelse di dedicare tutti i suoi sforzi nell’allevare il piccolo al posto della madre. Onde evitare situazioni spiacevoli per la figlia, cercò di minimizzare l’accaduto con l’aiuto di tutte le persone che frequentavano la casa cercando di riportare la figlia sulla strada della normalità. Naturalmente mia madre escluse dai suoi interessi la mia famiglia. Anzi poiché, per consolare mia sorella, prevedeva che anche la mia unione si sfasciasse al più presto, non fu mai vicino a noi, nemmeno nelle situazioni più difficili. Per accontentare sua figlia criticò sempre ogni nostra azione e la invitava a considerarmi un fallito, un buono a nulla. La cosa che più faceva arrabbiare quelle donne era che tra me e mia moglie correva buona armonia e nonostante tutto allevavamo i figli in maniera più che buona, addirittura ottima. Era per loro un affronto. Mia sorella, nelle rare telefonate affermava: “se ce l’hai fatta tu che sei un ………. . figuriamoci se non ce la fa mio figlio!” In realtà il loro lassismo e la loro accondiscendenza ha fatto si che lui trovasse notevole difficoltà a socializzare ed entrare in contatto con la realtà esterna. Naturalmente gli psicologi dicevano loro che era tutta colpa mia e così mi hanno addossato ogni malvagità. Madre e figlia, già fin dall’inizio del mio matrimonio, avevano meditato di fuggire da Legnano, senza dirci dove sarebbero andate, per evitare qualsiasi contatto con noi. Mi sono accorto della imminente fuga solo per caso. Il mio animo rimase sorpreso ma perdonai tutto e tentai di mantenere comunque buoni rapporti. In quel periodo abitavo a Milano, mi accordai per il pagamento del mutuo e mi fu concesso a malincuore di prendere possesso della casa, pagando tutte le spese di condominio.
Comunque io ho sempre voluto bene alla mia famiglia d’origine e questo mio amore è stato spesso rimproverato da mia moglie. L’unico dispiacere che nutro è che la famiglia, per debolezza di carattere, è vissuta sempre male, preda della follia.
Una delle ultime volte che ho visto mia madre e cioè circa vent’anni fa, con disappunto mi disse con una smorfia: “ma non sei neanche morto!” Perché si aspettava la realizzazione delle profezie degli indovini vari. Mia sorella vive ancora sperando che io muoia.
Con il crollo di tutte le speranze di mia madre che aveva investito tutto sulla fortuna della figlia, tutto il mondo le è caduto in testa. Nonostante tutte le attenzioni verso il nipote, investendo su di lui i risparmi di una vita intera, sottratti totalmente all’aiuto mio e della mia famiglia, tutto è miseramente finito in un mondo di follia.
Purtroppo la famiglia d’origine non pensava affatto che io potessi realizzarmi, sposarmi ed avere una mia famiglia propria. Ricordo una terribile scenata che mia madre mi fece quando le comunicai la mia decisione di sposare Marisa. Probabilmente qualche cartomante aveva detto loro che io sarei stato il loro “AMBROGIO”. Cioè servitore ed autista a basso costo con il compito di figurare da “padre” per mio nipote. Evidentemente il loro disprezzo per i miei diritti era immenso!.
Credo di dover annoverare mia sorella fra i miei nemici più acerrimi.Pensando alla mia famiglia d’origine, mi si stringe il cuore per una pena infinita, perché ignora ogni mio tentativo di comunicare e resta chiusa nel proprio silenzio.

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