domenica 4 aprile 2010

DOTT. BONCINELLI – EREDITARIETA? GENETICA O AMBIENTE?


Io, come pittore o disegnatore naturale, nato e vissuto in un ambiente assolutamente contrario, sostengo che il genio e le malattie rare sono frutto solo della genetica. Infatti come spiegare certe malattie rare, di carattere genetico, attribuendole all’ambiente? Può essere che l’ambiente favorisca o neghi, contrasti la genetica, ma non è l’ambiente causa del bene e del male. Il peccato, secondo la religione, è un atto di volontà! Invece io sostengo che la volontà ed il libero arbitrio non influiscano. L’ambiente può favorire il peccato ma la causa è la genetica della persona. In verità non credo alla rieducazione al bene da parte di psicologi o religiosi. Chi nasce delinquente ed assassino continua con la sua natura nella prole, come già sostenuto da Lombroso. Perché un delinquente cessi la sua attività criminosa deve avere tutto quello che desidera ma sarà sempre un malvagio perché tale è il suo istinto: vedi i pederasti, religiosi o laici! Per i pedofili può essere utile la castrazione fisica, la sua trasformazione in eunuchi! Non le parole di psicoanalisti. A lui ed a tutti i ricercatori rivolgo i miei migliori auguri per la Santa Pasqua e per tutti i loro sforzi nella ricerca della verità.
N.B. – Quale ambiente più estremo, degradato, povero fra i poveri è stato il mio. Sono stato maledetto dal nonno siciliano prima che io nascessi. Mio padre era garzone di parrucchiere senza una lira allevato da uno zio guardia carceraria a Verbania. Mia madre lo ha vestito da capo a piedi pur essendo povera anche lei. Mio padre odiava i parenti del lago maggiore. Appena sposato ha messo al mondo due figli. Avevo solo sei mesi di età ed era scoppiata la seconda guerra mondiale. Mio padre ha arbitrariamente trasferito la famiglia a Legnano, dove non avevamo ne parenti, ne conoscenti. Senza lavoro, abbandona la famiglia e costringe mia madre a cercare una occupazione lasciando me sul marciapiede. La nonna, donna umile del popolo, ha cercato di farmi accettare da suore di un piccolo convento, pensando che le sante donne provvedessero a me. Cresciuto fra miseri e poveri, lontano dalla cultura benestante, ho iniziato a disegnare con il gesso dei muratori cavalli e quanto la mia fantasia suggeriva. Terminata la guerra, mia madre riaccolse in famiglia mio padre che da subito praticò violenza fisica e verbale. “Io posso, voglio e comando!” era la sua filosofia. Botte, insulti, minacce di morte giornaliere. Tuttavia, nonostante incomprensioni e violenze, sono riuscito a cavarmela. Credo che se i miei avessero potuto mi avrebbero ucciso o rinchiuso in manicomio. Ebbene sono riuscito a trovare la mia strada lontano dalla famiglia. Ho cercato lavoro ed ho girato l’Italia come venditore. Ho studiato con sacrifici ed infine, dopo essermi sposato, ho iniziato la difficile carriera di pittore. Traversie e malattie invalidanti, tuttavia ho cresciuto due figli nell’amore e nella tolleranza e sono giunto a superare i settanta anni.
Non basta! Quando ho iniziato l’attività di pittore, la società mi ha aggredito con il sadico piacere di distruggermi. Ogni insulto e diffamazione mi sono stati rivolti, anche nei confronti di mia moglie. C’era un sordido piacere dei ricchi lombardi nel vedermi affogare con la famiglia ed invece di carità cristiana praticavano verso di me la più orrenda corrida! Ripudiato dalla famiglia, sono vissuto per tutta la vita lontano da coloro che mi avevano dato vita ma dopo avermi sottratto ogni stipendio, ogni guadagno, mi hanno infine bollato come lo “sperperatore” dei soldi della famiglia, soldi tutti spesi con le puttane!

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