lunedì 19 aprile 2010

PSICOLOGI - POSSIAMO FIDARCI?

Alla presentazione del mio libro “Artisti si nasce?” è capitato questo episodio che vado a raccontare. La presentazione avveniva nel salone delle conferenze della libreria Boragno di Busto Arsizio. Numeroso il pubblico e molti psicologi interessati ai miei disegni dell’infanzia. Partecipavano alcuni compagni di scuola elementare, testimoni dei miei disegni dell’infanzia. Nella illustrazione del libro parla anche lo psicologo che ha curato l’estensione. Il sottoscritto illustra il periodo bellico degli anni quaranta e fa il ritratto della sua famiglia. Il padre lontano a causa della guerra. La madre al lavoro per tirare la baracca ed io affidato alla vecchia nonna ammalata di cancro e povera in canna. Manca tutto il necessario e l’unico lusso è il Corriere della Sera per essere informati. Spesso la nonna taglia la parte superiore della scopa per fare del brodo con la saggina come minestrone. Povertà, freddo boia d’inverno e caldo torrido d’estate. L’ambiente dove viviamo sono la case popolari di via Carlo Porta 56. La nonna faceva la corte alla direttrice della Cooperativa Avanti per ottenere dei fogli di carta gialla o blu da alimentari. Su questi fogli io disegnavo cavalli e scene di guerra nelle quali raffiguravo mio padre a cavallo vicino al duce ed inneggiavo alla vittoria certa. Scene di guerra con aeroplani, morti e feriti e lontano ma trionfante la vittoria. Terminato il disegno che avveniva con la penna d’oca e l’inchiostro, la nonna usava la carta per accendere il fuoco nella stufa. Oppure si metteva la carta in un secchio pieno d’acqua al fine di farne palle simili al legno, una volta asciugate, per accendere il fuoco. Mancava tutto il necessario per vivere ed io inseguivo le cacche dei cavalli per usarle poi come combustibile. La mia vita da bambino avveniva sulla strada e con il gesso dei muratori disegnavo per terra e sui muri cavalli, asini, e tutto ciò che la fantasia suggeriva. Insomma una vita da poveri nella quale l’interesse era rivolto a procacciarsi il cibo a base di polenta e pane nero. La lana per maglioni era ottenuta dagli stracci che una ditta della Valle Olona riciclava ed anche io usavo i ferri per fare qualche indumento. Non di rado vestivo gli abiti dismessi di mia sorella. Insomma solo povertà e povertà. Ebbene le signore psicologhe ed insegnanti intervenute alla presentazione del libro concludevano con tutta l’autorità della loro professione che mio padre (che era assente) mi portava spesso a visitare le gallerie d’arte, che non esistevano, o i musei, che erano stati svuotati dei quadri, e così mi aveva inculcato la passione del disegno e della pittura. Siamo rimasti tutti a bocca aperta perché queste signore che dovrebbero rappresentare la sapienza, in realtà non avevano capito assolutamente nulla. Cosa imparano gli psicologi? Come fidarsi di loro?

Nessun commento: